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ELOGIO DELLA FOLLIA – Erasmo da Rotterdam

Abbiamo scelto di ritornare con questo libro, vero e proprio inno alla follia umana. Quale miglior testo per il rilancio di un blog che ha intenzione di non limitarsi e mettere a nudo le passioni dei sui cultori!!!

PRESENTAZIONE

 

TITOLO: Elogio della follia

TITOLO ORIGINALE: Stultitiae Laus (latino); Morias Encomion (greco)

AUTORE: Erasmo da Rotterdam; Desiderius Erasmus Roterodamus (latino)

EDITORE: Fabbri Editori

PUBBLICAZIONE: 1511

GENERE: Saggio

COLLANA: I classici del pensiero

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PREMESSA

In questa particolare edizione troviamo una mirabile introduzione frutto di RONALD H. BAINTON.

Introduzione per altro bella corposa ma, forbitissima, apprezzabilissima, veramente utile ai fini della comprensione dell’opera intera.

Diamo a Beinton fra l’altro il riuscitissimo intento  comunicativo di quello che poteva essere a ragion veduta il lato “canzonatorio e burlesco” di Erasmo. Ebbene sì, il serioso e impegnato teologo olandese possedeva una vena per certi versi irriverente… e ne fa ampia mostra proprio nel suo “Morias Encomion”.

 

Tutta quanta l’introduzione meriterebbe essa stessa un commento per la cura e l’attenzione mostrata nella stesura. Ci soffermeremo a sottolineare il momento preciso della vita di Erasmo in cui si colloca la composizione dell’opera.

Nasce infatti durante il viaggio di ritorno in Inghilterra dopo un desiderato soggiorno in Italia,

“Fu l’unico viaggio che feci interamente di mia volontà. Andai in parte per poter vedere una volta nella mia vita i luoghi santi, in parte per poter visitare le biblioteche e godere la compagnia di dotti.”

Pare infatti che il teologo desiderasse apprendere il greco qui in Italia, rinomata per la presenza di dotti greci provenienti direttamente dalla penisola ellenica.

 

DESCRIZIONE/RECENSIONE

Compone l’Elogio della follia giunto in Inghilterra dopo il soggiorno in Italia, che gli aveva permesso non solo di ampliare i suoi “Adagia” ma di perfezionare le sue conoscenze di greco.

Molto probabilmente il titolo dell’opera costituisce un gioco di parole, in quanto “Encomium Moriae” può essere inteso come elogio della follia o elogio di Moro, dal nome di Tommaso Moro, amico che lo ospitò in Inghilterra.

Nell’opera è la follia in persona che parla, annuncia un discorso casuale e senza logica, ma di fatto nel corso dell’opera notiamo una minuziosa cura nell’ordine degli argomenti trattati.

Come ogni opera che si rispetti essa parte dalla genealogia, presentando le sue origini: figlia di Pluto e Giovinezza nata nelle Isole Fortunate, nutrita da Ubriachezza e Ignoranza.

Dopo di che abbiamo un corpo dell’opera fatto di continui balzi e saltelli.

La Follia parla di sé e della sua importante presenza nel mondo passando da un ruolo all’altro senza anticiparlo al lettore in un continuo esemplificare esperienze che richiedono una follia di base, come può essere l’avere figli o contrarre matrimonio:

“Perché qual uomo mai caccerebbe il collo nel laccio di un matrimonio, se, come fanno i saggi, egli valutasse gli inconvenienti; o quale donna si darebbe a un uomo, se temesse conto delle pericolose doglie del parto e della fatica di tirar su bambini? O avendolo fatto una volta, chi mai si sognerebbe di farlo di nuovo, se non toccato da Lethe, la divinità dell’oblio?”

E così procede con una lunghissima enumerazione, mostrando al lettore quanto la Follia sia la COSTANTE che governa il mondo intero, senza la quale nulla avverrebbe, quasi fosse motore di tutto, una sorta di Demiurgo.

“Io, la Follia, sono la sola ad abbracciare tutti senza discriminazioni nella mia attività così pronta di benefattrice”

Approda poi alla trattazione di esempi più “eminenti”, sovrani, principi, governanti ecc.. in un crescendo sempre più incalzante arrivando a toccare la delicata posizione del clero e della sacralità della tonaca, ormai portatori deviati della parola, attaccati solo a beni materiali e non degni successori di Pietro.-Erasmo infatti durante il viaggio in Italia rimase profondamente turbato da Giulio II e dalla sua facilità alla spada-.

Prima di sferrare il colpo finale indagando la follia massima della Croce, Erasmo punta il dito contro se stesso, quasi a voler smorzare l’indignazione di tanti potenti incappati di fronte al suo dito inquisitore.

 

Testo ricco e incalzante, quasi frenetico ma, sicuramente colmo di un’ironia che non lo rende affatto pesante. Elogio della Follia rappresenta un capolavoro sempre attuale, di facile e diretta comprensione. Erasmo ha la capacità di arrivare a tutti. Colto letterato, una vita spesa per la sapienza nella sapienza, per lasciare al mondo un grande capolavoro di ironia, cultura, conoscenza e saggezza. Leggero e pungente come pochi.

Fateci sapere se lo avete letto e cosa ne pensate!!

Buona lettura!!!